Lucio Schiavon, veneziano classe 1976, illustratore e graphic designer.
Ha collaborato con Fabrica, il Centro Ricerche sulla Comunicazione del Gruppo Benetton nei dipartimenti Visual Comunication e Comics & Illustration.
Durante questa periodo contribuisce alla realizzazione del progetto "Vision Of Hope" per il magazine "The New Yorker" di varie iniziative per realtà come El Pais, Reporter sans frontières, Teatro Massimo di Palermo e Unicef.
Ha collaborato inoltre con riviste come Internazionale, Specchio della stampa, Linea Grafica e per l'editoria dell’infanzia con Mondadori Ragazzi ed Electa.
Ha collaborato con La Biennale di Venezia dove nel 2004 ha ideato e curato la prima uscita dei materiali pubblicitari e promozionali dei quattro Festival Internazionali di Danza Musica Teatro e Cinema.
Ha partecipato al concorso “Premio Palinsesto Italia” per la produzione di nuovi contenuti editoriali digitali, proponendo una lettura moderna in chiave interattiva del linguaggio del fumetto raccogliendo una menzione speciale per l’efficace innovazione grafico-linguistica.
Ha Ideato e progettato una nuova linea di personaggi per la collezione zaini scuola Invicta. Crea grafiche per lo sport nell’ambiente dello snowboard.
I suoi lavori sono stati esposti in due collettive di Fabrica: in Giappone a Tokio e Osaka nell’ambito della mostra" From chaos to order and back" e a Barcellona con l’esposizione della mostra "Mail me".
Attualmente sta’lavorando alla realizzazione di un libro sul Petrolchimico di Venezia.
INTRODUZIONE DI LUCIO SCHIAVON
Questo carnet de vojage è diverso dagli altri perché non parla di posti esotici di popolazioni scomparse o di templi millenari, questo per me è stato un viaggio “umano”, vale a dire un viaggio alla scoperta delle persone e delle loro necessità primarie, per prima l’Acqua.
L’associazione “Yovo for Togo” da anni lavora nello stato africano del Togo per portare l’acqua potabile al villaggio di Agou Klonou. Da tempo ero a conoscenza dell’associazione e delle sua attività e cercavo un modo di aiutarli quando mi hanno chiesto di partecipare alla loro spedizione annuale per documentare il viaggio con un diario illustrato. Molte ragioni mi hanno portato ad accettare, ma sopratutto quella di mettermi in discussione come uomo e come disegnatore. Il problema qui è l’acqua potabile che non c’è. I pozzi funzionanti non portano acqua buona. Nel villaggio la morte dei bambini è molto diffusa principalmente per questo motivo. La cosa incredibile però è che diversi abitanti hanno il cellulare e seguono i mondiali di calcio grazie alla parabola! Il viaggio mi ha portato a valutare con attenzione tutte le conquiste della cultura occidentale. In mancanza di luce elettrica ci si alza quando sorge il sole, e si va a letto poco dopo cena; si caga in latrina e ci si lava con un secchio d‘acqua dopo averci aggiunto del cloro... Ma passato l’impatto iniziale non si vive così male e quindi alcune incongruenze mi hanno fatto nascere un pensiero che mi ha accompagnato per tutto il viaggio, pensiero che verteva sul senso del colonialismo europeo, sull’imposizione della nostra religione, del nostro modo di vivere ad una cultura, quella africana, molto diversa dalla nostra. Ad esempio quando per curiosità sono entrato in una chiesa e ho visto tutta gente di colore che venerava il “nostro” cristo “bianco” devo dire che qualcosa non mi tornava... Noi aiutiamo questa gente partendo spesso dalla nostra cultura, dalle nostre abitudini, dalle nostre sensibilità, ma ciò che per noi è indispensabile, lo è veramente? I nostri aiuti sono tali per loro o per noi?
Invece cercare di comprendere questa cultura e aiutarli di conseguenza è una cosa importante per entrambi, noi e loro.
PREFAZIONE DI STEFANO NEROZZI FONDATORE DELLA ASSOCIAZIONE “YOVO FOR TOGO”
“Non so cosa si aspettasse Lucio da questo viaggio ma forse,semplicemente si aspettava........cioè aspettava se stesso.L’Africa ti scava dentro per poi farti esplodere all’esterno.Ecco allora i disegni di Lucio che detonano con la potenza del bianco e nero investendoti col calore dei loro colori. In fondo Lucio, non ha spettato se stesso, ma ci è andato incontro salendo la scaletta dell’aereo all’aeroporto Marco Polo di Venezia i primi giorni del dicembre 2008. Coraggio significa aver paura di fare qualcosa e ciononostante farla.....Mi ricordo gli occhi di Lucio la sera quando è arrivato a Lomé, ma soprattutto, mi ricordo, lo sguardo del giorno dopo, quando la luce del caldo sole tropicale gli ha palesato la realtà africana nel suo aspetto peggiore: il caos di una capitale. Quel mattino il sole ha illuminato il suo coraggio. Era lì per disegnare, era lì perchè avevo insistito perchè venisse, ma alla fine era lì semplicemente per se stesso. Ma ora i suoi disegni traghettano lontano anche i progetti dell’associazione Yovo, raccontando non cosa si fa, ma il modo in cui lo si fa..... Volontari di ogni età, di qualsiasi estrazione sociale che nemmeno si conoscono, che in Italia nemmeno si frequentano ma che ad Agou Klonou diventano fratelli, uniti nel cercare di dare una mano a persone che si meritano almeno una possibilità. Raccontare questo diventa più importante di dire che abbiamo ristrutturato un ospedale, abbiamo comprato medicine, fatto un pozzo, dato delle biciclette, creato un comitato del villaggio etc. In fondo basta credere di essere al mondo per fare qualcosa di importante, per avere la forza di iniziare a farlo.
Questo carnet de voyage è la mappa di un tesoro che ognuno di noi può trovare dentro se stesso, tesoro che ci permette di capire che siamo abbastanza forti per fare qualcosa per questa umanità. Credo che Lucio abbia trovato il suo tesoro, e in queste pagine ce lo descrive.